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IL DADO É  TRATTO

Testo a cura di Anna Facchinetti

La peculiarità del lavoro di Beppe Borella è sicuramente il materiale utilizzato per realizzare le sue opere. È singolare e molto interessante notare come il marmo e la pietra possano subire lavorazioni tali per cui il loro comune aspetto venga stravolto. È questo il caso in cui dobbiamo rivalutare completamente le concezioni di scultura e quadro; infatti, in alcune opere di Beppe le due cose coesistono diventando un unico elemento. Così come ci sono sculture che si sostengono da sole e possono poggiare a terra, ce ne sono altre che tendono a diventare quadri e pur occupando le tre dimensioni hanno la necessità di essere appese ad una parete. In entrambi i casi la bravura e la tecnica nel lavorare un materiale prezioso e complesso come il marmo è evidente: la superficie è liscia e lavorata al millimetro con una precisione quasi chirurgica che fa sembrare la pietra morbida e facilmente malleabile come creta.

Andando ad analizzare la ricerca formale di Beppe, si può notare come essa si sviluppa su due fronti apparentemente molto diversi fra loro: da un lato l’indagine volumetrica e quasi scientifica relativa alla massa e al “corpo” del marmo, dall’altra la natura POP e mainstream di alcuni suoi soggetti e cromie.

Di quest’ultimo filone sono le sue sculture rappresentanti i carrarmati Risiko, le pistole, le mollette e i Lego, iconografie subito riconoscibili e simboli importanti della società e cultura contemporanea. In esse molto spesso il materiale di realizzazione è mascherato dall’uso del colore. Inutile dire che anche queste campiture omogenee, monocromatiche e piatte fanno parte della logica POP di ricondurre tutto ad una dimensione superficiale a base di plastica e colori sgargianti.

Diverso è il discorso quando ci si approccia alle sue opere “analitiche”, in questo caso il materiale è sempre lasciato visibile come parte integrante dell’opera, i volumi sono trattati e studiati minuziosamente e formano dei giochi geometrici che studiano i diversi equilibri possibili. Anche i materiali di scarto sono utilizzati per la realizzazione di queste opere ricevendo una nuova vita e un nuovo significato.

Ma queste due strade non sono parallele e solitarie, capita a volte che i due filoni d’indagine s’incontrino. Questo succede grazie al colore: la cromia POP prende il sopravvento e invade il campo serioso dell’analisi inondandolo di colore sgargiante come il verde, il rosso o il blu e i volumi subiscono un altro intervento al quale si adattano fornendo nuovi argomenti di studio.

Le superfici si uniformizzano, il materiale scompare e rimangono solo i volumi a farla da padroni.

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