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LE LASTRE DI MARMO DIVENGONO VERE E PROPRIE TELE

Testo a cura di Anna Saviori

Rigore geometrico, pazienza certosina, indole ironica e leggermente provocatoria contraddistinguono la personalità artistica di Beppe Borella. Lo scultore lavora i materiali prediletti – marmo, pietra, granito e onice – con precisione e grandissima cura per i dettagli, reinventando l’utilizzo degli spazi. Le lastre di marmo divengono vere e proprie tele da cui far affiorare elementi volumetrici, improntando l’opera verso la tridimensione. I lavori a tutto tondo, invece, si connotano di forme sinuose, di andamenti morbidi, così come i corpi di donna scolpiti nell’onice – che tanto richiamano all’occhio ed alla mente i nudi coricati di Matisse – perfettamente levigati, e dalle forme tondeggianti da rassomigliare a bolle di sapone. La materia è concepita così come la intendeva Michelangelo, uno scrigno segreto, contenente al proprio interno un’anima da liberare, ed è così che Beppe le si approccia. Poco importa che si tratti di pietra o di marmo, le forme estrapolate sono l’una indipendente dall’altra, ma legate dalla stessa concezione di “spazio altro”. Triangoli cavi che si rifanno a portali aperti su una nuova (quarta?) dimensione, utilizzo di segni grafici che, per la loro comprensione universale ed il dirompente diffondersi, si propongono come nuova koinè , forme di esistenza alternative, generate, forse, a seguito di continui e ripetuti cambiamenti ambientali.

La visione di Borella è esplorazione, indirizzata al divenire, ad un futuro prossimo che tutti coinvolge, che va trascinando il mondo con le sue leggi universali, ma che sempre riserva attimi inaspettati dettati puramente dal caso.

Beppe Borella’s artistic personality is characterised by geometrical rigour, precision, and an ironic and sometimes provocative nature. The sculptor works his favourite materials – marble, stone, granite and onyx – with meticulous attention to detail, reinventing the use of space. The slabs of marble become canvases from which volumetric elements emerge, giving the work three-dimensional qualities, while the all-round works are marked by sinuous and soft forms – like the female form sculpted in onyx (reminiscent of the reclining nudes of Matisse) perfectly polished and roundly shaped like soap bubbles. Beppe Borella conceives the material rather like Michelangelo conceived it: a secret chest containing a soul to be freed. It doesn’t matter if the sculpture is made of stone or marble, forms are independent from one another but linked by the same conception of space. Hollow triangles take inspiration from gates that open onto a new (the fourth?) dimension. Universally understandable graphic signs introduce a new “koiné” and alternative forms of existence may be generated by continuous environmental changes. 

Borella’s vision is the exploration of a near future that trails the world with its universal laws but that always reserves unexpected moments instructed by chance.

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