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TABLEAUX SCULPTURES

Testo a cura di Stefano Bianchi

C’è un aforisma che sembra formulato apposta per sottintendere la versatilità di uno scultore come Beppe Borella.

È dell’umorista americano Arthur Bloch, autore del libro La legge di Murphy: «La scultura è quella cosa contro la quale vai a sbattere, in un museo, quando fai due passi indietro per guardare meglio un quadro».

Bene.

Borella si trova talmente a proprio agio con il marmo, l’onice, la quarzite; padroneggia e scolpisce a tal punto la materia, da permettersi il lusso di appenderla alle pareti.

Di trasformarla in Tableaux Sculptures.

Preziosi quadri sculture, come quelli esposti lo scorso anno a Parigi e questi, che state osservando e ammirando.

L’artista lombardo parte da una superficie monocromatica (naturale o smaltata), la incide o la buca fino a creare le serie Orbite, Depth, Double Sign, Color, Spazi e Tagli che s’ispirano e reinterpretano l’arte Ottico-Cinetica, la Pittura Analitica, lo Spazialismo, le Estroflessioni.

E sulla superficie, ogni volta, convivono visibile e invisibile, luci e ombre, idea e realizzazione.

Vi sono poi Orbite, Epicentri e Spazi, minuziosamente incorniciati, dove Borella evidenzia le nervature del marmo; oppure (nelle ControNature) dove l’incisione spezza o esorcizza la nervatura stessa.

In entrambi i casi, a prima vista, la contemporaneità del marmo si confronta con l’antichità delle cornici in legno.

Nella realtà, i ruoli si ribaltano: è la storia del marmo, millenaria, a rendere contemporanee le cornici.

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